quinta-feira, julho 15, 2010

Leiam isso saiu no jornal Corriere di Bologna

lavoro
Cgil, allarme caporalato in Emilia:
«Il 30% degli edili viene sfruttato»
«Ma le buste paga sembrano regolari. In regione ci sono migliaia di part time che lavorano 10 ore al giorno»
Operai al lavoro in un cantiere edile

Operai al lavoro in un cantiere edile

Il caporale esiste ancora. Solo, si è trasformato. Almeno in Emilia-Romagna, secondo la denuncia della Cgil. «Il caporale si è evoluto, ha studiato, e ora fa il consulente del lavoro», è l'allarme lanciato da Valentino Minarelli, della Fillea-Cgil regionale, che lancia una campagna per spingere i lavoratori a denunciare chi li sfrutta.

Secondo il sindacato, il fenomeno ha raggiunto ormai dimensioni preoccupanti: si stima che «il 20-30% degli edili in Emilia-Romagna lavorino con il "patto"». Il «patto», come viene chiamato in cantiere, sarebbe un accordo tra il lavoratore e «caporale», appunto: una paga fissa, con regolare assunzione, inquadramento a un livello basse e pochissime ore lavorate al mese. Ma la busta paga, apparentemente regolare, in realtà coprirebbe lo sfruttamento: vengono conteggiate - fa degli esempi il sindacalista - le ferie godute mese per mese, ma che il lavoratore non fa, viene ufficialmente pagato mensilmente il Tfr, ma il lavoratore non lo riceve, vengono chiesti all'Inps gli assegni familiari di cui il lavoratore ha diritto ma il lavoratore quei soldi non li vede. In un caso citato dal sindacalista la paga «pattuita» era di 900 euro, mentre la busta paga riportava la cifra di 1.800. La differenza? Andava al «caporale».

Cosa c'è sotto? C'è la crisi, che colpisce gli imprenditori (il settore edile ha subito in regione una contrazione del 20% di fatturato), ma c'è anche il crimine organizzato, dicono alla Cgil. E il «caporale» chi è? «Spesso un geometra impeccabile - spiega Rudi Zaniboni, della Fillea reggiana - un capocantiere composto». Zaniboni racconta di aver visto di tutto: «caporali» che assumevano operai affittando anche i loro automezzi (ma si tenevano la metà dell’affitto), quelli che alle 16 passavano i badge di tutti i dipendenti simulando l’uscita dal cantiere (ma restavano poi tutti a lavorare), quello extracomunitario clandestino che sfruttava a sua volta clandestini e che, pensando che forse non l’avrebbero pagato, ha lasciato monetine sotto gli intonaci dei palazzi dove aveva lavorato, per provare (in caso di denuncia) di essere stato lì.

Nei cantieri dell’Emilia-Romagna, continua Minarelli, ci sono migliaia di part time che in realtà fanno tutti i giorni 10 ore, o finti artigiani (con tanto di partita Iva) pagati a 10 euro l’ora. A Reggio Emilia la Fillea apre in media 18 vertenze al mese, otto sono per problemi riconducibili al caporalato. È difficile fare stime complessive del fenomeno, ma c’è un dato - continuano dal sindacato - che fa riflettere: «Nelle casse edili della regione la media oraria mensile dichiarata è di 120 per operaio, quella contrattuale è 173» ricorda il segretario regionale. «Quella reale è 200-220» aggiunge Zaniboni, rimarcando: «non troviamo mai buste page di operai edili con dello straordinario; eppure i cantieri aprono all’alba e chiudono la sera tardi...». Infatti a maggio, su 243 cantieri controllati tra Modena e Piacenza, il 35% aveva irregolarità, 23 operai erano irregolari, 13 totalmente in nero. A Bologna addirittura un cantiere su due è stato trovato irregolare.

Da qui la campagna della Cgil. Da domani, 60 operatori Fillea saranno nei cantieri per sensibilizzare gli operai al tema, distribuiranno magliette e guanti simbolo della campagna. Ma alle istituzioni Fillea-Cgil chiede più attenzione nella redazione degli appalti. Per Minarelli si deve scrivere, nero su bianco, che si può partecipare al bando solo se l’azienda è in regola da tempo con versamento dei contributi e in materia di sicurezza, se i rapporti di lavoro sono contrattualmente corretti, se ha la certificazione antimafia e prevedendo la rescissione automatica del contratto in caso di riscontro di irregolarità.


14 luglio 2010

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