quinta-feira, julho 15, 2010

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“Vuoi lavorare? Commessa a 200 euro al mese”  È questa la proposta (“straordinari inclusi”) che una ventenne, con maturità classica in tasca, s’è vista fare a Conegliano Veneto  .
Vent’anni, maturità classica in tasca, e in cerca di un lavoro? Commessa a 200 euro al mese, compresi gli straordinari. È la proposta che si è sentita fare una ragazza di Conegliano Veneto (Treviso), nel cuore del ricco Nordest. Delusa e mortificata, ha detto addio ai suoi sogni di indipendenza economica e ha raccontato tutto al padre, un dirigente d’azienda che ha scritto al Gazzettino per denunciare l’episodio.  Sei giorni di lavoro su 7: duecento euro Nei giorni scorsi la ragazza si è presentata in un’agenzia di lavoro interinale in cerca di un impiego. Superata una prima selezione fra una quindicina di candidate, le viene offerto un posto da commessa in un negozio di abbigliamento intimo della città: lavoro a tempo pieno per sei giorni su sette a 200 euro netti al mese e, in caso di bisogno, disponibilità a fermarsi a anche un po’ di più. Così per i primi tre mesi, poi si vedrà. Insomma uno stipendio da fame, anche per una ragazza pronta ad ad adattarsi pur di non diventare una “bambocciona”.   “Fuori legge” A Conegliano la reazione di commercianti, sindacalisti e degli stessi operatori delle società di ricerca e offerta di lavoro è unanime: un contratto del genere è fuori legge, è un “caso estremo” che per fortuna rappresenta l’eccezione e non la norma, ma in tempi di crisi è un campanello d’allarme non va sottovalutato: “Spero che questo caso non sia il sintomo del ritorno ad una pratica in uso nei laboratori tessili negli anni ‘90 - sottolinea il segretario della Filcams Cgil di Treviso, Luigi Tasinato - quando versavano ai dipendenti lo stipendio previsto in contanti e se ne facevano restituire immediatemente una parte”.  Le vostre esperienze Quello della ragazza di Conegliano Veneto non sembra essere però un caso isolato, almeno a giudicare da quanto i lettori di City scrivono sulla pagina Facebook del giornale. “Si scandalizzano perchè è successo al Nord, ma a napoli mi è successo di ricevere per un lavoro di call center di 4 ore al g 6 g su 7 ben 100€ al mese... E non credo si parlasse di contratti...”, scrive Rosa Rossella Cimminiello. “100 € di base , più provvigioni ,,,,, oppure 100€ fissi e solo quelli”, racconta Roberto Romanato. “A me hanno chiesto di lavorare in una fabbrica per prova, due settimane, 80 ore: gratis. In Veneto”, dice invece Laura Martina , e David Chiaramonti rincara: “Ho lavorato un mese in un call center a 300 euro per 30 ore settimanali. E un’altra volta mi è stato proposto uno stage da 40 ore settimanali per 380euro mensili”. Di call center parla anche Viviana Campanella: “Paga minima da fame, 6 cent a telefonata. Provvigioni solo dal 10° contratto andato a buon fine, e cazziatoni se non fissavo almeno 3 appuntamenti al giorno”. E Vitalba Anastasi racconta i mille lavori fatti per poter racimolare almeno mille euro al mese, per poi concludere: “Posso dirmi di essermi sbattuta anche per meno di 200 euro mensili!”. Elisa Pagano dice di aver ricevuto “3,16 euro all’ora per un part time verticale, che si è dimostrato poi essere un 7/7 dalle 6 alle 12 ore al giorno con 30 min di pausa”, e conclude ironica: “Ma anche no?”. Meno ironico “Magico Vento”: “Questa è schiavitù”, dice, “e va repressa senza pietà”.

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